Lo screening mammografico
I dati Passi evidenziano che in Italia 7 donne su 10 fra i 50 e i 69 anni, si sottopongono a scopo di diagnosi precoce allo screening mammografico all'interno di programmi organizzati o per iniziativa personale, secondo quanto raccomandato dalle linee guida nazionali e internazionali (che suggeriscono alle donne di questa classe di età di sottoporsi a mammografia ogni due anni per la diagnosi precoce del tumore al seno).

La copertura dello screening mammografico non è uniforme sul territorio nazionale, c'è un chiaro gradiente Nord-Sud, e nelle Regioni meridionali solo la metà della popolazione target femminile si sottopone a mammografia a scopo preventivo; Calabria e Campania, in particolare sono le Regioni con quota più bassa copertura (meno del 50%); Emilia-Romagna, P.A. di Trento le realtà più virtuose in cui la copertura dello screening supera l'85% della popolazione target (grazie in particolare all'offerta dello screening organizzato). 

Il 70% delle donne di età 50-69 anni ha dichiarato di aver effettuato una mammografia negli ultimi due anni, con valori più elevati al Centro-Nord e inferiori nel Sud Italia, con quote più rilevanti di esami svolti privatamente in Liguria e in diverse Regioni del Meridione.

Le politiche sanitarie devono avere l’obiettivo di ridurre questi numeri e questo può es sere realizzato promuovendo attività di prevenzione primaria e secondaria.

La migrazione sanitaria ha notevoli ricadute sulle casse regionali, sulle donne e sulle famiglie. La migrazione sanitaria è indicativa di disuguaglianza nell’accesso ai servizi dando luogo a regimi di mercato tra regione e regione e tra pubblico e privato.

L’indice di fuga maggiore per patologie oncologiche è quello della Calabria con il 55%.

La malattia tumorale che con più frequenza comporta migrazione sanitaria è il tumore della mammella. Le donne calabresi affette da tumore della mammella nel 40% dei casi si ricoverano in regioni diverse dalla Calabria. Queste donne in rari casi ritornano, per terapie e controlli,nelle strutture oncologiche di residenza. Del 40% che migra l’85% è laureata. Non vi è quindi equità nella salute poiché intervengono altri determinanti come il reddito, la classe sociale ed il livello d’istruzione nell’utilizzare i servizi e nella richiesta di prestazioni I posti letto per malati. L’impietosa e dolorosa verità è che le diagnosi e le cure non sono uguali per tutti nel nostro Paese. La percezione delle differenze e della inadeguatezza è diffusa.

Esiste poi una forte differenza tra le varie aree geografiche nella tempestività della diagnosi.

Nelle aree del Centro Nord il 50% dei tumori sono diagnosticati in fase precoce rispetto al 30% del Sud .Tutto ciò si ripercuote sulla sopravvivenza e sulla mortalità.

La diagnosi del tumore al seno di solito è radiologica mediante mammografia  2 D o 3 D

Che cos’è la mammografia?

La mammografia è un esame radiologico della mammella ed è il più efficace per diagnosticare precocemente i tumori al seno. La mammografia digitale diretta consente un abbattimento della dose di radiazioni. La bassa dose di radiazioni ionizzanti cui la paziente è esposta rende il beneficio diagnostico molto superiore ai possibili effetti secondari. Un interessante sviluppo tecnologico recente è rappresentato dall'applicazione della tecnica digitale. Rispetto alla tecnica tradizionale (mammografia analogica), la mammografia digitale permette infatti di ridurre ulteriormente la dose di radiazione, a fronte di un'ottima qualità dell'immagine.

Quali sono le modalità del test mammografico?

L’ esame viene effettuato nell’ambulatorio radiologico, da tecnici di radiologia. La donna viene invitata ad appoggiare una mammella per volta su un piano e a seguire le istruzioni del personale specializzato. La mammella viene leggermente compressa e vengono eseguite le radiografie sia in senso orizzontale che verticale. L’esame è rapido (10 minuti), non doloroso, anche se alcune donne lamentano un certo fastidio legato alla compressione del seno, operazione indispensabile per ottenere immagini di migliore qualità.

Perché sottoporsi a questo esame?

Perché permette di individuare eventuali lesioni di piccole dimensioni, ancor prima che il nodulo si possa palpare con le proprie mani.

La mammografia è dolorosa o pericolosa?

Poiché per eseguire bene l’esame bisogna comprimere le mammelle, alcune donne provano un certo fastidio, che però dura solo pochi attimi. La quantità di raggi X utilizzati nella mammografia è molto bassa, grazie anche alle apparecchiature digitali utilizzate e doverosamente controllate costantemente. Quindi, i rischi ipotetici sono trascurabili e, in ogni caso, di gran lunga inferiori ai vantaggi della prevenzione.

Quali sono i limiti della mammografia?

La mammografia, come tutte le tecniche diagnostiche, ha limiti legati alla metodica stessa, per difficoltà di interpretazione delle caratteristiche del tessuto della mammella o perché la lesione è talmente piccola da non essere riconoscibile. Grazie al costante monitoraggio della qualità tecnica e della lettura, quando è presente un tumore, anche molto piccolo, nel 70 – 80% circa dei casi viene rilevato.

 Il limite maggiore della mammografia sono le mammelle opache a struttura fortemente ghiandolare.

A causa del seno denso un 20/30% di tumori della mammella non si fanno riconoscere alla mammorgafia per cui è necessario praticare la tomosintesi integrata dall'ecografia a banda ultra-larga e in alcuni casi dalla tomosintesi con il contrasto. 

L’ecografia impiega ultrasuoni per rilevare la presenza di un nodulo e ne studia la consistenza, solida o liquida, definendone la natura benigna, dubbia, maligna. L’ecografia è del tutto innocua dal punto di vista biologico, e viene eseguita ogni anno a partire dai 30 anni di età; si smette di effettuarla quando è il medico radiologo a suggerirlo.

Questo spazio vuole essere anche uno strumento di conoscenza per le donne oltre che un valido alleato nella battaglia quotidiana contro il cancro della mammella. 

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