PREVENZIONE

Materiale informativo

    "Il cibo e la salute" 

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Fattori di rischio

   Numerosi sono i fattori associati ad un maggiore rischio di sviluppare un tumore, la maggior parte di questi non sono modificabili. Il tumore comunque è un processo che necessita dell'interazione di più fattori.

Prevenire il cancro anche a tavola

  La globalizzazione nel nostro modo di mangiare ha sostituito la cucina tradizionale basata sul cibo agricolo, quel cibo povero per le tasche ma ricco per la salute. Troppa carne, troppi grassi saturi, troppi cereali raffinati, troppi latticini, troppo poca frutta, troppo poca verdura, troppo pochi legumi, troppo poco pesce azzurro, che contrastano con i dettami di una vera e sana dieta mediterranea. Con una omologazione anche nel gusto facendoci perdere sapori, salute, memoria, tradizioni e sostenibilità.

   Nonostante le difficoltà di affrontare sperimentazioni analitiche, data l'interazione complessa tra alimenti e metabolismo insulinico ed ormonale, è ragionevole ritenere che l'aumento del consumo di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, e la riduzione di grassi specie saturi sia una strada da percorrere a livello preventivo nella lotta ai cancri più diffusi, colon e mammella. 
   L’ American Institute for Cancer Research ha stimato che circa un terzo di tutte le morti per tumore siano legate all’adozione di stili di vita inadeguati (sovrappeso, sedentarietà, fumo). Sulla base di queste evidenze scientifiche la prima strategia di difesa di cui disponiamo è fare scelte più salutari, come mantenere il peso forma, adottare una corretta alimentazione, praticare attività fisica e non fumare. 

   Le associazioni mediche nazionali e internazionali hanno sottolineato l’importanza di adottare strategie preventive efficaci per combattere i tumori, non solo sottoponendosi a controlli medici periodici (prevenzione secondaria) ma anche attraverso l’adozione di stili di vita più salutari (prevenzione primaria).

   L’espressione stile di vita si riferisce prevalentemente alle scelte alimentari ed alla attività fisica  che contraddistinguono il modo di vivere dell’individuo nel quotidiano. Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro il cui compito principale è favorire la prevenzione dei tumori dopo un lungo lavoro di revisione ha stabilito delle raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro

Obiettivi da perseguire per una corretta alimentazione: 

Ridurre le calorie

Limitare le proteine di origine animale eccetto il pesce

Limitare il consumo di carni rosse e di grassi saturi

Evitare le carni conservate comprendenti carne in scatola, salumi, prosciutto, wurstel etc

Limitare il consumo di alcool

Evitare il consumo di bevande zuccherate

Privilegiare cereali non raffinati, legumi, frutta, verdura, pesce azzurro e olio di oliva extravergine

La dieta mediterranea

    La dieta mediterranea dal 2010 è patrimonio dell’Unesco. Le motivazioni di tale riconoscimento sono le seguenti: “Questo semplice e frugale modo di consumare i pasti ha favorito nel tempo i contatti interculturali e la convivialità, dando vita a un corpus formidabile di saperi, costumi sociali e celebrazioni tradizionali di molte popolazioni del mediterraneo”.

    Quella che viene uniformata sotto la definizione di dieta mediterranea non è in realtà un modello alimentare unitario e coerente, gli unici alimenti che accumunano le popolazioni del bacino del mediterraneo sono l’olio d’oliva e il grano, il resto è contaminazione. La dieta mediterranea, quella praticata, non quella teorizzata è legata a abitudini alimentari diverse e contraddittorie, alcune figlie della fame altre dell’abbondanza. La risoluzione dell’UNESCO, che ha riconosciuto il valore immateriale della dieta mediterranea, ha contribuito ha spostato l’attenzione dai singoli alimenti ai comportamenti che vanno analizzati senza incorrere nella retorica della riscoperta, della classicità o della naturalità. In realtà, non è difficile constatare che anche in molte comunità costiere del Tirreno il consumo di carni bovine e suine (quest’ultime anche sotto forma di salumi e insaccati), di latticini e di formaggi in genere, tutti alimenti particolarmente ricchi di colesterolo, sia nettamente prevalente rispetto a quello di pesce. Eppure quest’ultimo, specialmente azzurro, ricco di grassi omega 3, si reperisce quotidianamente a prezzi senz’altro abbordabili. Quello che Ancel Keys ha definito come dieta mediterranea è stato abbandonato come modello alimentare e non è stato mai praticato come modello unitario. Il cibo identitario dei poveri come ci ricorda Vito Teti era pane nero, erbe selvatiche, cibo agricolo. Il cibo meridiano è il cibo del mediterraneo e la cultura alimentare del meridione è il cibo identitario. Il cibo meridiano è cosa mangi, come mangi con chi mangi?

    Il motto “vivi da ricco, e mangia da povero” è affascinante e in un certo senso è valido, ma bisogna riproporlo come modello alimentare, quello che conta è origine e qualità del cibo e la qualità è solo il cibo agricolo biologico, riducendo la quantità.

In Italia purtroppo si è assistito a un deciso allontanamento dalla tradizionale Dieta Mediterranea Italiana di riferimento, con aumento delle patologie cronico degenerative non trasmissibili legate allo stile di vita sedentario, ma soprattutto alle abitudini alimentari sbagliate, con consumi elevati di cibo di bassa qualità che oscilla tra grassi saturi e cereali raffinati. Ma anche nel cibo, il Sud ha dimostrato una sudditanza passivamente accettata senza alcuna voglia di riscatto, una popolazione che non ha creduto in sé stessa.

    La dieta mediterranea non è privazione, è misura, è regola, socialità, convivialità privilegiando i prodotti della terra; il trittico: frumento, olio, verdure e legumi. Frutta con guscio nocciole, pistacchi, mandorle, noci (elementi ricchi di omega 3) ;cereali, legumi, olio d’oliva, pane, pasta pesce due volte a settimana carne una volta a settimana e anche meno se proveniente da allevamenti intensivi. Cibo che viene dalla terra, da quello che noi abbiamo ulivo, olio; vite, vino; frumento, pane e pasta; mare, pesce azzurro.

I grassi acidi insaturi svolgono un’ importante azione di riequilibrio ed antiinfammatoria. I carboidrati non raffinati e quindi integrali sono ricchi di polifenoli possedendo azione antiossidante. Buona parte delle verdure oltre alle vitamine e ai sali minerali contengono sostanze come l’ossido nitrico che è fondamentale nella regolazione della pressione. Le fibre vegetali presenti nella crusca accelerano la motilità intestinale, liberando l’organismo dalle sostanze tossiche. L’ olio extra vergine d’oliva, ricco di polifenoli, aiuta a proteggere le membrane cellulari dai danni ossidativi provocati dai pericolosissimi radicali liberi.

    La cittadinanza e il cibo sono stati privati di una storia millenaria ormai siamo alla negazione di quel legame stretto tra gusto, sapori, bontà e diritto al cibo sano e al vino naturale che sono alla base della tradizione popolare e della salute. Il cibo è un diritto e ha un valore, non esiste soltanto l’economia esiste anche la tutela della salute esiste anche l’etica pubblica esiste la tutela del territorio, la bellezza del paesaggio, e quindi dovrebbe esistere anche il consumo responsabile. Un conto è assaggiare ogni tanto i prodotti animali e caseari della tradizione un conto è farne un uso quotidiano, dimenticando che quei prodotti si mangiavano nelle festività.

    L’ etichetta che peraltro non leggiamo aiuta poco. È il caso dei prodotti etichettati come integrali e che costano più degli altri: pane, pasta, fette biscottate, crackers, prodotti da forno, biscotti e dolci. La maggior parte di essi è prodotta con farina raffinata industrialmente (la 00) a cui viene aggiunta una crusca devitalizzata e finemente rimacinata, ossia un residuo della lavorazione di raffinazione. Ad esempio il “ falso pane integrale” che si trova in ogni supermercato, contrariamente al pane integrale ha un colore chiaro da farina raffinata inframmezzato da punti scuri (la crusca macinata riaggiunta).

    La dieta mediterranea dovrebbe essere una filosofia, un modo di essere, uno stile di vita, equilibrio ambientale, cibo sano, cibo agricolo, in larga parte variato e senza eccessi. Non si tratta di nutrizionismo, ma di ripercorrere la saggezza e e la cultura di un territorio. Una saggezza che si può applicare ovunque, riproporre, adattare a qualsiasi paniere di ingredienti locali.  La provenienza, l’appartenenza, l’identità delle persone sono riconoscibili da quello che mangiano e da come trattano il cibo. Sulla validità scientifica, ecologica e medica di questo modello alimentare non vi sono dubbi il vero problema che in molti casi il cibo che dovremmo consumare è industriale e non tiene conto di provenienza e origine. 

    " Si stima che il 42% di tutti i casi di cancro e quasi la metà di tutti i decessi per cancro negli Stati Uniti nel 2014 siano attribuibili a fattori di rischio valutati, molti dei quali potrebbero essere stati mitigati da efficaci strategie preventive "

Se questa fosse una pillola, l'articolo verrebbe intonacato sulla prima pagina di ogni giornale e tutti noi saremmo incaricati di prenderlo indipendentemente da quanto costi.

    Ma non è una pillola. È uno stile di vita sano, libero e dal quale nessuno può fare soldi. Quindi, possiamo dimenticarcene.

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Dividere il grano dalla zizzania

Siamo tra i principali consumatori al mondo di pane e pasta, ma non sappiamo da dove viene la farina e che tipo di farina viene usata per produrli.

Quando parliamo di grani antichi intendiamo tutti quei grani che sono rimasti originali, senza subire interventi di selezione da parte dell’uomo; in poche parole sono rimasti così come madre natura li ha creati, senza subire modificazioni genetiche. Se pensiamo che nei grani antichi la forza del glutine era circa un terzo di quella dei grani moderni…

Il 60% circa della pasta che compriamo è fatta con grano straniero

Il 75% del grano tenero sul mercato è d'importazione.
Perché ci fa male oggi il grano? 

"Perché non è più quello di un tempo. Dagli anni sessanta in poi è stato profondamente cambiato e selezionato, a cominciare dalla struttura proteica. Da allora si coltiva grano che permette di aumentare le rese agricole, grazie all'uso di fertilizzanti ed erbicidi, e che sia il più adatto alle esigenze dell’industria che lo trasformerà".

Il risultato è che mettiamo in tavola prodotti a base di grano con un glutine più forte e difficilmente digeribile, mentre i contadini sono sempre più dipendenti dalle multinazionali per l’acquisto del seme, dei concimi chimici, degli erbicidi e degli antiparassitari. Si trovano ad acquistare insieme i semi e il kit per trasformare il terreno per accoglierli nel modo migliore ma solo più produttivo.

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