Che cos'è il tumore al seno?
Il tumore al seno è una malattia in cui alcune cellule della mammella subiscono una trasformazione maligna. Le cellule tumorali crescono in modo autonomo e incontrollato e hanno la capacità di infiltrare tessuti circostanti e migrare in altri organi a distanza formando le metastasi
Il tumore della mammella è il tumore più frequente nella popolazione femminile.

Il tumore della mammella è un problema sociale ed umano di notevoli proporzioni. La prevenzione dei tumori della mammella può essere primaria e secondaria.

La prevenzione primaria ha come obiettivo la riduzione dell’incidenza dei tumori intervenendo sulla rimozione delle cause determinanti. La prevenzione secondaria si propone la riduzione della mortalità e l’aumento della sopravvivenza attraverso la diagnosi precoce.

I costi socioeconomici del tumore rischiano di esplodere se non si potenzia la prevenzione e non si riorganizza la spesa investendo sul bisogno di prevenzione non ancora soddisfatto.

La prevenzione dovrebbe essere una priorità nell’agenda politica sanitaria delle  cose che si possono e si debbono fare per affrontare il tumore della mammella  dal punto di vista preventivo.

Da più di 20 anni la ricerca sta tentando di identificare i gruppi di donne a più alto rischio ,quelle che con più probabilità svilupperanno il tumore se non interverranno studi conclusivi poiché una donna su otto si ammalerà di tumore nel corso della vita tutte le donne occidentali, sono da considerarci ad alto rischio.

Il rischio è probabilità è statistica è una misura relativa è come tale ha una e  rilevanza indiretta e non causale sullo sviluppo della malattia. Le donne corrono il rischio di essere ammalate di rischio con stati psico-emotivi di paure e disagio.

L’analisi genica molecolare è un test genetico che analizza regioni specifiche del DNA genomico o di Rna o di prodotti genici estratti estratti da tessuti e da linfociti allo scopo di identificare anomalie presenti nel patrimonio genetico responsabili di patologie ereditarie o di predisposizione a patologie tumorali quando la storia familiare el l’anamnesi della paziente siano a rischio per un tumore eredo-familiare.

Si calcola che che il 5-10% dei tumori della mammella e dell’ovaio siano eredo-familiari perchè correlati ad alterazioni genetiche che predispongono all’insorgenza della malattia. I soggetti portatori di alterazioni genetiche hanno una probabilità su due di trasmettere tale alterazione ai figli indipendentemente dal sesso.

Una donna portatrice di mutazione genica in uno dei due geni BRCA1 o BRCA2 ha una probabilità del 40-60% di sviluppare un carcinoma mammario nel corso della vita. Nel caso di mutazione genica del gene BRCA2 il rischio diventa alto anche per i soggetti di sesso maschile.

Il rischio di sviluppare il tumore dell’ovaio è del 30-40% se vi è una mutazione nel gene BRCA1 e del 20-25% se c’è una mutazione nel gene BRCA2.

La genetica ha fatto notevoli passi in avanti nei test diagnostici e predittivi. La donna quindi che eredita una mutazione in due geni Brca1 nel cromosoma 17 e Brca2 nel cromosoma 13 ha una possibilità cinque volte superiore di sviluppare il tumore mammario rispetto alla donna che non ha questa mutazione. Il rischio è insito nella condizione umana ,non potrà sempre essere controllato e non si può curare quello che si può solo predire. I test genetici che danno risultati probabilistici in molti casi aumentano l’angoscia riguardo alla malattia che può presentarsi dopo anni o non presentarsi affatto.

Il rapporto medico-paziente già critico rischia di essere portato all’estremo quando si tratta di comunicare diagnosi di modificazione genica con un rischio alto di una patologia tumorale che potrebbe svilupparsi. Cosa proporre ad una donna con mutazione genica:stretta sorveglianza,mastectomia profilattica o farmacoprevenzione?La donna ed il medico sono investiti da responsabilità che riguardano non solo la portatrice di mutazione ma anche il nucleo famigliare in particolare i figli .E’ giusto ricercare nelle figlie il rischio per patologie tumorali che forse si svilupperanno in età adulta?

Anche oggi l’area di ricerca che riguarda il counselling genetico è da considerarsi un’area di ricerca in larga parte sperimentale che ha vincoli di tipo etico e psicologico. E’ quindi giusto che qualsiasi iniziativa di studio sia limitata a strutture pubbliche ed a donne autoreferenti cui viene richiesto un consenso dopo una dettagliata analisi dei rischi e dei benefici, considerando lo stato psicoemotivo della donna, l’età, le possibili dinamiche famigliari e la progettualità di vita. Le donne devono sentirsi protette e seguite dalla struttura che propone il test genetico.

Spesso le mode e gli interessi economici fanno perdere di vista le linee di ricerca più promettenti sulla prevenzione e sull’impatto a livelli di sanità pubblica, non valorizzando i veri determinanti del tumore al seno .

In considerazione del nesso causale tra alimentazione e tumore qualcosa sta cambiando sulla riduzione dei rischi modificabili:stili di vita, obesità,sovrappeso,insulino-resistenza,alimentazione errata. Andrebbe superata l’idea dominante che considera impossibile la prevenzione del tumore senza il supporto di farmaci farmaci usati a scopo preventivo  ma costosi e gravati da  effetti collaterali.

Le donne e le loro Associazioni pretendono che gli sforzi della ricerca debbano essere canalizzati e concentrati sulla prevenzione primaria .Ribadendo come campagne di sensibilizzazione per mutare abitudini di vita errate ed iniziative che valorizzino e promuovano la qualità del cibo  potrebbero avere ricadute positive ,per la salute e per la prevenzione,di portata superiore a quelle ipotizzabili con interventi medicalizzati,costosi e con conseguenze a lunga distanza non ben valutabili.

Da rimarcare infine l’importanza della comunicazione e della conoscenza per una corretta strategia di prevenzione con interventi tesi a favorire i bisogni informativi ed emotivi.

Non basta solo l’intervento sanitario e il miglioramento dei servizi, ma bisogna creare sinergie tra quanti operano nel campo dell’ambiente e dell’alimentazione.

Nel campo della prevenzione secondaria rimangono disuguaglianze nell’accesso ai servizi di diagnosi e di cura che dovranno essere superati con la rete regionale delle Unità di Senologia.

L’Unità di Senologia rappresenta un modello di assistenza specializzato nella diagnosi e cura del carcinoma mammario, dove la gestione del percorso della paziente è affidata ad un gruppo di esperti dedicati e con uno specifico training senologico.

L’Unità di Senologia si caratterizza per la presenza di un team coordinato e multidisciplinare, in grado di garantire quel livello di specializzazione delle cure, dalle fasi di screening sino alla gestione della riabilitazione psico-funzionale, in grado di ottimizzare la qualità delle prestazioni e della vita delle pazienti e garantendo nel contempo l’applicazione di percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA) aggiornati e conformi alle linee guida nazionali e internazionali.

Le Associazioni femminili vogliono mettere a disposizione conoscenze diffondere esperienze per una società più solidale,più umana,più colta e con pari dignità per la donna che superi le disuguaglianze non più tollerabili.

Ogni anno in Italia circa 50.000 donne si ammalano di cancro della mammella. Si stima che nei paesi occidentali una donna su otto svilupperà un tumore mammario nel corso della vita, nel 30% in donne con età inferiore a 44 anni, nel 35% di donne comprese tra 44 e 65 anni ed il rimanente 35% dopo i 65 anni. La mortalità si attesta su circa 12.000 donne l’anno e con un calo annuale del 2% a partire dalla fine degli anni 90. Molti ed incoraggianti sono stati i passi avanti della ricerca scientifica e sempre più oggi, se diagnosticato precocemente il tumore della mammella è curabile con ricorso a terapie meno aggressive. La diagnosi precoce del carcinoma della mammella, si ottiene sottoponendosi periodicamente e non saltuariamente, a controllo clinico-mammografico, ed eventualmente ecografico, se il seno è denso, anche in assenza di sintomi.

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